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Fugacidità (very hard)

Si sborra senza pietà tra le dita, Frankie. E poi se le guarda come se fosse sangue. L’hanno fregato, Frankie. E lui non finge di non saperlo.
Se lo guarda che penzola lento; l’esaltazione di una smorfia e lo schizzo. L’esaltazione di uno schizzo e la smorfia.
L’hanno fregato, Frankie. E lui singhiozza sconcio per dispetto. Per vendetta, con le braghe per terra, le cosce aperte come militi in rotta. I gomiti sulle ginocchia nude, come quella volta col culo sul bordo dello scalino di un cinema in disuso. Che illusione, Frankie, il tuo ululato alla luna…
Che scacco guardarlo raggrinzito come un mozzicone dopo la consistenza ferrea di un momento e poi la delusione di uno sputo.
Si passa i palmi sui calzoni, Frankie.
Te la fai in mano così in fretta che ti scappa, la vita. Ti bagna i polpacci come piscio e non fai in tempo a metterci sotto le dita che la fontana tra le cosce ti si è già esaurita.
Spremi succo di rabbia, allora, Frankie, incollati al medio l’indice con gocce di seme rappreso; punta diritto che, a un pollice dal cielo, se spari li colpisci al petto. Sparagli, sparagli come un bimbo: bum! bum!
Si passa i palmi sui calzoni, Frankie.
La sua nudità ora gli fa vergogna.
Le sue dita d’artista potevano portarlo in alto, scalando pollice a pollice la linea nodosa del suo cazzo. E adesso la colla gli impiccia le dita. I movimenti si infrangono contro la schiena del vento sulla verticale di un ricordo…
Perché hai schiacciato quelle margherite, Frankie? Col tuo grosso sedere peloso hai reciso gli steli. Possibile che non sappia far altro che schizzare soffioni bianchi contro il vetro del cielo? Con quanti petali pari ridevano quei denti che hai spaccato… Tu sei un bimbo cattivo, lo sai.
La polizia se l’è portato sotto braccio, Frankie. Il più anziano somigliava a suo padre, ma di certo era un inganno.
Chi saluti, ora, Frankie, con le unghie incrostate del tuo fango bianco? A chi sventoli un ciao con la mano di un uomo atteggiato a bambino? Tanto non ti perdoneranno. T’hanno sfilato la cinghia dai calzoni, Frankie, e dall’anima ogni ipotesi di redenzione.
Ricomponiti, cazzo, che il dolore è sempre osceno per gli occhi a caccia di emozioni e di scoop.
E’ tutto lì. Un disperato ritmo della linea della vita sfregato sulla pelle congestionata del tuo glande. Puoi farcela ancora se non guardi più in là.
Si sborra caldo e in fretta tra le dita, Frankie, veloce come sangue da un’arteria. A capo chino non resta che incazzarsi. Questo era tutto, e non ce n’è più.
Un disegno che somiglia a un laccio tra le cosce e il culo, la traccia irregolare del bordo dell’ultimo cesso dove hai smesso ormai di vomitare. Un buco imprigionato nell’acciaio avvitato al pavimento. Pensano che ci si possa uccidere perfino con una scheggia di cesso, Frankie? E’ per questo che t’hanno tolto il laccio dall’unica scarpa e tu ti tieni stretto il tuo carnoso pendaglio perché non ti tolgano pure quello. Ce l’avessi più lungo l’avresti già riavvolto come un cappio. Che voluttà, immagini, impiccarsi al proprio cazzo…
Arrivano; non c’è tempo di lavarsi le mani, e loro l’hanno fatto già.
Cosa racconterà, Frankie, quando il secondino gli sorriderà un annuncio? “Tieniti pronto, fratello, la tua poltrona in prima fila è un’esperienza da shock!”. Elettrizzante, Frankie; come sbattersi tra le dita un muscolo duro col sangue che bolle ed il cervello in fumo.
Se non ti legassero i polsi, Frankie, potresti tenerlo per mano anche allora. Magari, come facevi da ragazzino, anche in quel momento non avresti più paura.
E’ lungo come un’eternità, Frankie, è duro come il tuo cazzo indomito, morire senza perdono.

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