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1 frammento

Faccio un lavoro che era nella lista di quelli che volevo fare da piccola.
Faccio un lavoro che credo di far bene. Almeno quasi al meglio che saprei.

Faccio un lavoro molto affine al mio modo di essere. Un lavoro dove quello che conta è la gente, e la gente cambia di frequente lasciando immancabilmente traccia di sé. E ci sono in gioco la comunicazione, la parola, i silenzi, le pause, i percorsi, le attese, le speranze, le sintonie, i dilemmi, le divergenze, le urgenze, le emozioni, gli affetti. Ché senza affetto, io, questo lavoro proprio non lo saprei fare.

Faccio un lavoro che mi dà potenzialmente una gran quantità di soddisfazioni. E lo faccio con quella tendenza all’autodistruttività passionale che non mi pone limiti nel darmi.
Faccio un lavoro che prima o poi ti intreccia con la gente, il fuori, il dentro, mille realtà.
Sono rientrata poco fa dalla conferenza di apertura di Scuoleaperte. E’ la seconda edizione. E’ una cosa che ho trovato bella, in cui ho creduto, cui ho prestato l’anima, in cui ho perduto metà della mia anima.
Ho trovato stucchevole la vetrina, ma poi so che, dopo, il progetto tornerà ad essere “gente”, tanta gente. E ci metterò ancora passione, e lo maledirò. E ho sulla gamba destra la cicatrice della caduta nella manifestazione finale. Non se ne andrà.
Gli applausi, le parole ufficiali, un abito lungo a fiori, e in mano i fiori e tutte le soddisfazioni che avrei potuto cogliere in quella sala.
Faccio un lavoro che ha un sacco di potenzialità e di possibilità e di opportunità.
Faccio un lavoro dove c’è gente che mi stima, gente che mi vuole bene. Un lavoro migliore non c’è.
Gli applausi nella manifestazione finale,… gli abbracci della pensionata felice e grata, i miei amici coi capelli bianchi o il grembiulino delle elementari assorti ad imbracciare una chitarra…, faccio questo lavoro che ha anche la possibilità di un progetto in cui credere davvero, a cui darsi troppo, per cui piegarsi sotto il peso di progettazione, coordinamento e tutte quelle altre belle parole che fanno così “scuola”.
“Brava!” “Complimenti!” Gli applausi “Ci hanno selezionati tra i 615 progetti presentati!” I plausi “Complimenti! Gli applausi Io, questo lavoro in cui ancora credo. Le cose per giocare nelle classi che aspettano I colleghi Gli amici “Agli ordini capo!” E io, io … io
Io, ecco, vorrei solo sedermi sul gradino di un marciappiede e sentire che qualcuno mi stringe teneramente le spalle con le braccia e mi porta via.
Frammento.

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