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A punti scritti (a che titolo?)

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C’è una donna coi quaderni pieni di titoli e storie senza finali.
Arrivano al volo, le sorvolano la testa di poco, radente, e lei li prende. Li appunta, li ripassa, se li legge e rilegge e poi chiude. E non c’è verso che cominci una storia, che si svolga sotto le sue dita un racconto o uno squarcio compiuto di vita.
Non ha che titoli. E storie senza finali. E i giochi che la portano distante. Strade senza fanali. Vibrazioni, assonanze. Alibi d’assenze per delitti perfetti di parole mezze mute, con gli accenti abbassati come slip dietro i cespugli incolti ai bordi delle autostrade.
Incontinenza e stasi. Un precipizio di titoli intagliati e scolpiti, i papiri srotolati e vuoti dei racconti non finiti, le pagine avvinghiate a storie senza vene e carne, racconti senza fine. Libri senza finali. Quanti titoli! Quanti inizi sospesi ai sipari inceppati fuoriusciti dai binari che guidano le storie verso le uscite. Le stazioni, le frontiere, le porte. Sono storie nate morte come gambi recisi senza corolle e cuori di velluto come bottoni gialli, profumati. Appena tiepidi.
Speranze, si dice. Che sono stanze a tre pareti con le finestre non ancora costruite affacciate sui burroni.
Guardano agli orizzonti stringendosi nelle spalle sulle vie di fuga, prospettive indefinite da una alfa scintillante e un numero infinito. Commistioni tra lettere e cifre e salti senza rete negli azzardi possibili dei nomi dati a vicende non vissute, appena incominciate, non attrezzate di maniglioni antipanico contro le angosce dei vuoti esistenziali.
C’è una donna, sì, coi cappelli di carta e le tasche con gli orli cuciti. E’ una donna che comincia discorsi e li perde tra i denti, li assapora come fossero fiori e li sputa, contando su un piede i minuti e saltando a piè pari le ore.
C’è una donna coi quaderni pieni di titoli e storie senza finali.
E stasera ha deciso che ne farà qualcosa. Li cucirà, se li metterà in fila, li infilerà, li accatasterà in pila. Reciterà gli accenti gravi e griderà gli acuti, imbastirà col filo bianco i punti e annoderà le virgole fuori dai davanzali per fuggire stanotte verso uno dei qualsiasi domani.
Non cercheranno di seguirla. Ogni passo è una traccia incompiuta. Nessuno sa dove finisca, nessuno saprà mai dove è finita.

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